the Divine Comedy
Purgatorio
Canto XX Italian-English Edition
The Fifth Circle: The Avaricious and ProdigalHugh Capet. Corruption of the French Crown. Prophecy of the Abduction of Pope Boniface VIII and the Sacrilege of Philip the Fair. The Earthquake.
ItalianHenry Wadsworth Longfellow Translation
1  Contra miglior voler voler mal pugna;
2  onde contra 'l piacer mio, per piacerli,
3  trassi de l'acqua non sazia la spugna.
 
4  Mossimi; e 'l duca mio si mosse per li
5  luoghi spediti pur lungo la roccia,
6  come si va per muro stretto a' merli;
 
7  ché la gente che fonde a goccia a goccia
8  per li occhi il mal che tutto 'l mondo occupa,
9  da l'altra parte in fuor troppo s'approccia.
 
10  Maladetta sie tu, antica lupa,
11  che più che tutte l'altre bestie hai preda
12  per la tua fame sanza fine cupa!
 
13  O ciel, nel cui girar par che si creda
14  le condizion di qua giù trasmutarsi,
15  quando verrà per cui questa disceda?
 
16  Noi andavam con passi lenti e scarsi,
17  e io attento a l'ombre, ch'i' sentia
18  pietosamente piangere e lagnarsi;
 
19  e per ventura udi' «Dolce Maria!»
20  dinanzi a noi chiamar così nel pianto
21  come fa donna che in parturir sia;
 
22  e seguitar: «Povera fosti tanto,
23  quanto veder si può per quello ospizio
24  dove sponesti il tuo portato santo».
 
25  Seguentemente intesi: «O buon Fabrizio,
26  con povertà volesti anzi virtute
27  che gran ricchezza posseder con vizio».
 
28  Queste parole m'eran sì piaciute,
29  ch'io mi trassi oltre per aver contezza
30  di quello spirto onde parean venute.
 
31  Esso parlava ancor de la larghezza
32  che fece Niccolò a le pulcelle,
33  per condurre ad onor lor giovinezza.
 
34  «O anima che tanto ben favelle,
35  dimmi chi fosti», dissi, «e perché sola
36  tu queste degne lode rinovelle.
 
37  Non fia sanza mercé la tua parola,
38  s'io ritorno a compiér lo cammin corto
39  di quella vita ch'al termine vola».
 
40  Ed elli: «Io ti dirò, non per conforto
41  ch'io attenda di là, ma perché tanta
42  grazia in te luce prima che sie morto.
 
43  Io fui radice de la mala pianta
44  che la terra cristiana tutta aduggia,
45  sì che buon frutto rado se ne schianta.
 
46  Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggia
47  potesser, tosto ne saria vendetta;
48  e io la cheggio a lui che tutto giuggia.
 
49  Chiamato fui di là Ugo Ciappetta;
50  di me son nati i Filippi e i Luigi
51  per cui novellamente è Francia retta.
 
52  Figliuol fu' io d'un beccaio di Parigi:
53  quando li regi antichi venner meno
54  tutti, fuor ch'un renduto in panni bigi,
 
55  trova'mi stretto ne le mani il freno
56  del governo del regno, e tanta possa
57  di nuovo acquisto, e sì d'amici pieno,
 
58  ch'a la corona vedova promossa
59  la testa di mio figlio fu, dal quale
60  cominciar di costor le sacrate ossa.
 
61  Mentre che la gran dota provenzale
62  al sangue mio non tolse la vergogna,
63  poco valea, ma pur non facea male.
 
64  Lì cominciò con forza e con menzogna
65  la sua rapina; e poscia, per ammenda,
66  Pontì e Normandia prese e Guascogna.
 
67  Carlo venne in Italia e, per ammenda,
68  vittima fé di Curradino; e poi
69  ripinse al ciel Tommaso, per ammenda.
 
70  Tempo vegg'io, non molto dopo ancoi,
71  che tragge un altro Carlo fuor di Francia,
72  per far conoscer meglio e sé e ' suoi.
 
73  Sanz'arme n'esce e solo con la lancia
74  con la qual giostrò Giuda, e quella ponta
75  sì ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia.
 
76  Quindi non terra, ma peccato e onta
77  guadagnerà, per sé tanto più grave,
78  quanto più lieve simil danno conta.
 
79  L'altro, che già uscì preso di nave,
80  veggio vender sua figlia e patteggiarne
81  come fanno i corsar de l'altre schiave.
 
82  O avarizia, che puoi tu più farne,
83  poscia c'ha' il mio sangue a te sì tratto,
84  che non si cura de la propria carne?
 
85  Perché men paia il mal futuro e 'l fatto,
86  veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
87  e nel vicario suo Cristo esser catto.
 
88  Veggiolo un'altra volta esser deriso;
89  veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele,
90  e tra vivi ladroni esser anciso.
 
91  Veggio il novo Pilato sì crudele,
92  che ciò nol sazia, ma sanza decreto
93  portar nel Tempio le cupide vele.
 
94  O Segnor mio, quando sarò io lieto
95  a veder la vendetta che, nascosa,
96  fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?
 
97  Ciò ch'io dicea di quell'unica sposa
98  de lo Spirito Santo e che ti fece
99  verso me volger per alcuna chiosa,
 
100  tanto è risposto a tutte nostre prece
101  quanto 'l dì dura; ma com'el s'annotta,
102  contrario suon prendemo in quella vece.
 
103  Noi repetiam Pigmalion allotta,
104  cui traditore e ladro e paricida
105  fece la voglia sua de l'oro ghiotta;
 
106  e la miseria de l'avaro Mida,
107  che seguì a la sua dimanda gorda,
108  per la qual sempre convien che si rida.
 
109  Del folle Acàn ciascun poi si ricorda,
110  come furò le spoglie, sì che l'ira
111  di Iosuè qui par ch'ancor lo morda.
 
112  Indi accusiam col marito Saffira;
113  lodiam i calci ch'ebbe Eliodoro;
114  e in infamia tutto 'l monte gira
 
115  Polinestòr ch'ancise Polidoro;
116  ultimamente ci si grida: Crasso,
117  dilci, che 'l sai: di che sapore è l'oro?.
 
118  Talor parla l'uno alto e l'altro basso,
119  secondo l'affezion ch'ad ir ci sprona
120  ora a maggiore e ora a minor passo:
 
121  però al ben che 'l dì ci si ragiona,
122  dianzi non era io sol; ma qui da presso
123  non alzava la voce altra persona».
 
124  Noi eravam partiti già da esso,
125  e brigavam di soverchiar la strada
126  tanto quanto al poder n'era permesso,
 
127  quand'io senti', come cosa che cada,
128  tremar lo monte; onde mi prese un gelo
129  qual prender suol colui ch'a morte vada.
 
130  Certo non si scoteo sì forte Delo,
131  pria che Latona in lei facesse 'l nido
132  a parturir li due occhi del cielo.
 
133  Poi cominciò da tutte parti un grido
134  tal, che 'l maestro inverso me si feo,
135  dicendo: «Non dubbiar, mentr'io ti guido».
 
136  'Gloria in excelsis' tutti 'Deo'
137  dicean, per quel ch'io da' vicin compresi,
138  onde intender lo grido si poteo.
 
139  No' istavamo immobili e sospesi
140  come i pastor che prima udir quel canto,
141  fin che 'l tremar cessò ed el compiési.
 
142  Poi ripigliammo nostro cammin santo,
143  guardando l'ombre che giacean per terra,
144  tornate già in su l'usato pianto.
 
145  Nulla ignoranza mai con tanta guerra
146  mi fé desideroso di sapere,
147  se la memoria mia in ciò non erra,
 
148  quanta pareami allor, pensando, avere;
149  né per la fretta dimandare er'oso,
150  né per me lì potea cosa vedere:
 
151  così m'andava timido e pensoso.
1   ILL strives the will against a better will;
2   Therefore, to pleasurehim, against my pleasure
3   I drew the sponge not saturate from thewater.
 
4   Onward I moved, and onward moved my Leader,
5   Through vacant places, skirting still the rock,
6   As on a wall close to the battlements;
 
7   For they that through their eyes pour drop by drop
8   The malady whichall the world pervades,
9   On the other side too near the verge approach.
 
10   Accurs edmayst thou be, thou old she-wolf,
11   That more than all the other beasts hast prey,
12   Because of hunger infinitely hollow!
 
13   O heaven, in whose gyrations some appear
14   To think conditions here below are changed,
15   When will he come through whom she shall depart?
 
16   Onward we went with footsteps slow and scarce,
17   And I attentive to the shades I heard
18   Piteously weeping and bemoaning them;
 
19   And I by peradventure heard Sweet Mary!
20   Uttered in front of us amid the weeping
21   Even as a woman does who is in child-birth;
 
22   And in continuance: How poor thou wast
23   Is manifested by that hostelry
24   Where thou didst lay thy sacred burden down.
 
25   Thereafterward I heard: O good Fabricius,
26   Virtue with poverty didst thou prefer
27   To the possession of great wealth with vice.
 
28   So pleasurable were these words to me
29   That I drew farther onward to have knowledge
30   Touching that spirit whence they seemed to come.
 
31   He furthermore was speaking of the largess
32   Which Nicholas unto the maidens gave,
33   In order to conduct their youth to honour.
 
34   O soul that dost so excellently speak,
35   Tell me who wast thou, said I,and why only
36   Thou dost renew these praises well deserved?
 
37   Not without recompense shall be thy word,
38   If I return to finish the short journey
39   Of that life which is flying to its end.
 
40   And he: I'll tell thee, not for any comfort
41   I may expect from earth, but that so much
42   Grace shines in thee or ever thou art dead.
 
43   I was the root of that malignant plant
44   Which overshadows all the Christian world,
45   So that good fruit is seldom gathered from it;
 
46   But if Douay and Ghent, and Lille and Bruges
47   Had Dower. soon vengeance would be taken on it;
48   And this I pray of Him who judges all.
 
49   Hugh Capet was I called upon the earth;
50   From me were born the Louises and Philips,
51   By whom in later days has France been governed.
 
52   I was the son of a Parisian butcher,
53   What time the ancient kings had perished all,
54   Excepting one, contrite in cloth of gray.
 
55   I found me grasping in my hands the rein
56   Of the realm's government, and so great power
57   Of new acquest, and so with friends abounding,
 
58   That to the widowed diadem promoted
59   The head of mine own offspring was, from whom
60   The consecrated bones of these began.
 
61   So long as the great dowry of Provence
62   Out of my blood took not the sense of shame,
63   'Twas little worth, but still it did no harm.
 
64   Then it began with falsehood and with force
65   Its rapine; and thereafter, for amends,
66   Took Ponthieu, Normandy, and Gascony.
 
67   Charles came to Italy, and for amends
68   A victim made of Conradin, and then
69   Thrust Thomas back to heaven, for amends.
 
70   A time I see, not very distant now,
71   Which draweth forth another Charles from France,
72   The better to make known both him and his.
 
73   Unarmed he goes, and only with the lance
74   That Judas jousted with; and that he thrusts
75   So that he makes the paunch of Florence burst.
 
76   He thence not land, but sin and infamy,
77   Shall gain, so much more grievous to himself
78   As the more light such damage he accounts.
 
79   The other, now gone forth, ta'en in his ship,
80   See I his daughter sell, and chaffer for her
81   As corsairs do with other female slaves.
 
82   What more, O Avarice, canst thou do to us,
83   Since thou my blood so to thyself hast drawn,
84   It careth not for its own proper flesh?
 
85   That less may seem the future ill and past,
86   I see the flower-de-luce Alagna enter,
87   And Christ in his own Vicar captive made.
 
88   I see him yet another time derided;
89   I see renewed the vinegar and gall,
90   And between living thieves I see him slain.
 
91   I see the modern Pilate so relentless,
92   This does not sate him, but without decretal
93   He to the temple bears his sordid sails!
 
94   When, O my Lord 1 shall I be joyful made
95   By looking on the vengeance which, concealed,
96   Makes sweet thine anger in thy secrecy?
 
97   What I was saying of that only bride
98   Of the Holy Ghost, and which occasioned thee
99   To turn towards me for some commentary,
 
100   So long has been ordained to all our prayers
101   As the day lasts; but when the night comes on,
102   Contrary sound we take instead thereof.
 
103   At that time we repeat Pygmalion,
104   Of whom a traitor, thief, and parricide
105   Made his insatiable desire of gold;
 
106   And the misery of avaricious Midas,
107   That followed his inordinate demand,
108   At which forevermore one needs but laugh.
 
109   The foolish Achan each one then records,
110   And how he stole the spoils; so that the wrath
111   Of Joshua still appears to sting him here.
 
112   Then we accuse Sapphira with her husband,
113   We laud the hoof-beats Heliodorus had,
114   And the whole mount in infamy encircles
 
115   Polymnestor who murdered Polydorus.
116   Here finally is cried: ' O Crassus, tell us,
117   For thou dost know, what is the taste of gold?
 
118   Sometimes we speak, one loud, another low,
119   According to desire of speech, that spurs us
120   To greater now and now to lesser pace.
 
121   But in the good that here by day is talked of,
122   Erewhile alone I was not; yet near by
123   No other person lifted up his voice.
 
124   From him already we departed were,
125   And made endeavour to o'ercome the road
126   As much as was permitted to our power,
 
127   When I perceived, like something that is falling,
128   The mountain tremble, whence a chill seized on me,
129   As seizes him who to his death is going.
 
130   Certes so violently shook not Delos,
131   Before Latona made her nest therein
132   To give birth to the two eyes of the heaven.
 
133   Then upon all sides there began a cry,
134   Such that the Master drew himself towards me,
135   Saying, Fear not, while I am guiding thee.
 
136   Gloria in excelsis Deo,all
137   Were saying, from what near I comprehended,
138   Where it was possible to hear the cry.
 
139   We paused immovable and in suspense;
140   Even as the shepherds who first heard that song,
141   Until the trembling ceased, and it was finished.
 
142   No ignorance ever with so great a strife
143   Had rendered me importunate to know,
144   If erreth not in this my memory,
 
145   As meditating then I seemed to have;
146   Nor out of haste to question did I dare,
147   Nor of myself I there could aught perceive;
 
148   So I went onward timorous and thoughtful.
  

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